martedì 24 febbraio 2026

Chiacchiere fritte…..e saper abitare il tempo!

Cosa può significare secondo voi "SAPER ABITARE IL TEMPO"?
Sembra un'incongruenza, una dissonanza. Il tempo si può abitare? Eppure si, si può provare a farlo. E come? Con il provare a vivere SAPENDOCI ESSERE veramente: qui ed ora. E non solo fisicamente, bensì interiormente.
Mi spiego meglio ....
Sfogliando digitalmente la rivista "Dove " di Gennaio mi ha intrigato questo articolo di apertura che sottolineava ciò che dei viaggi io ho sempre pensato. Il viaggio non è soltanto uno spostamento fisico di diversi chilometri, una quantità indefinita di mete da raggiungere o una mera performance istagrammabile da esibire.
C'è chi in passato metteva le famose bandierine sul mappamondo per collezionare mete e poter dire:"Qui io ci sono stata!".
Poi c'è chi fa il viaggio che "si porta" quast'anno, che segue il trend...tutti verso la stessa meta più gettonata del momento.
Ma quale pùò essere LA VERA ESSENZA DEL VIAGGIO al di là della quantità di chilometri percorsi e di posti raggiunti.
Il viaggio va vissuto come ESPERIENZA tra le più appaganti ed arricchenti.
Sicuramnete le mete estere hanno il loro fascino perchè ci si immerge in luoghi, tradizioni, culture, cibi talvolta completamente diversi da quanto viviamo noi. E lo stesso nostro Paese nel quale abbiamo la fortuna di vivere è ricco di bellezze culturali, storia, piatti tipici, miti e leggende che non conosciamo.
Allora cosa serve davvero secondo voi per rendere il viaggio un'esperienza unica?
Occorre LA GIUSTA PREDISPOSIZIONE D'ANIMO!
E soprattutto occorre prendersi il GIUSTO TEMPO per farlo.
Ecco il tempo da abitare, quel lasso di secondi e minuti preziosi da dedicare a cosa veramene fa stare bene. Che sia una passeggiata nella stessa nostra città o in quella di fianco o lontano ma fatta con occhi diversi, "occhi attenti" nel vedere ciò che la corsa del quotidiano ci annebbia.
L'articolo recita:"I LUOGHI NON VANNO CONSUMATI MA VISSUTI". E quindi bisognerebbe avere la capacità di perdersi, come in un'immersione, in ciò che si sta guardando. Con la capacità di godere di quanto la natura generosamente e gratuitamente ci dona.
Un tramonto, un'onda che si infrange sulla battigia, una barca a vela in lontananza, un baretto fronte mare che offre tavolini spartani per sorseggiare un caffè, una locanda rustica con piantine a decorare il tuo tavolino. Piccole cose, dettagli, che distrattamente ignoriamo ma che renderebbero la nostra esperienza veramnte unica.
E' per questo probabilmente che ciascuno di noi conserva ricordi diversi di posti più o meno famosi; perchè vissuti in modo personale e legati al tempo in cui in esso ci abbiamo abitato.
Un nostro amico, Roberto Nucci , che vive da anni in Finlandia, è venuto a trovarci quest'estate in un weekend di giugno per partecipare ad un concorso artistico. Quando anni fa stemmo da lui a Kuopio vivemmo un'intera settimana da veri finlandesi. Credo di avervi raccontato le esperienze indimenticabili sui laghi Kallavesi a pescare trote salmonate che abbiamo imparato ad affumicare, dei picnic su isolotti sperduti raggiunti in barca, di aver visto persone che uscendo da una sauna in riva al lago si gettavano completamente nudi in acqua, di aver giocato interi pomeriggi a minigolf, fatto di sera il karaoke nei locali del posto.
Roberto è un artista, fa cabaret, dipinge, ha un mondo interiore "mega" ed io con lui mi trovo tantissimo. Quest'estate volevamo fargli vivere una bella domenica tra mare, piscina ed una cena in un bel posto. Credo ci siamo riusciti perchè anche a Novembre, di ritorno per concorrere, a Napoli, al concorso Zelig presso il teatro Boulevar a Materdei, è comunque tornato a stare da noi a Salerno. Ve lo racconto perchè lui ha un modo di vivere che sa proprio di come abitare il tempo. Roberto ha "i suoi tempi", il suo modo di vedere il mondo con occhi di grande osservatore, E quando la sera lo abbiamo portato a fare un giro per le vie del centro storico di Salerno sono stata io che ho praticamente riscoperto grazie a lui la mia città. Lui fotografava meravigliato portoni storici che io non avevo mai osservato, nicchie votive antiche, mattonelle di ottone incastrate tra i ciottoli delle vie con su riportati i nomi dei medici dell'antica prima Scuola Medica Salernitana risalente al periodo dell'alto Medioevo intorno al 1100d.c. E così passeggiando semrbrava che il tempo si fosse veramente fermato, che avesse smesso di correre contro di noi. Eravamo noi padroni del tempo, capaci di ABITARE IL TEMPO.
E questo che è passato è stato tempo di "chiacchiere". E non solo quelle che si fanno in compagnia davanti ad una tisana calda d'inverno ma anche dolci che preparati e fritti vengono pucciati in una salsa al cioccolato per onorare il tempo del Carnevale.
Quest'anno le ho preparate io, con la macchinetta di nonna per tirare la pasta. Mentre friggevano hanno cacciato le famose bollicine che diventate poi croccanti scrocchiano sotto i denti e fanno cadere tutto lo zucchero a velo sui vestiti.
Ingredienti:
300 gr. di farina (più altra per infarinare il piano)
50 gr. di zucchero
2 uova
60 gr. di latte
30 gr. di burro
i bicchierino di liquore strega
olio per friggere zucchero a velo
Preparazione
Mettere la farina in una ciotola ed aggiungere lo zucchero e tutti gli altri ingredienti. Lavorare la pasta finchè diventi un panetto omogeneo. Farne diverse palline e cominciare a lavorarle ognuna ripassandole più volte nella macchinetta della pasta a grandezza massima (nella mia è il numero 1). Poi ripassarle rendendole sempre più sottili fino ad arrivare a grandezza 4 (molto sottili garantendo le bolle in cottura).Tagliarle a striscette e se si vuole anche intagliando un pò la chiacchiera al centro facendo passarci attraverso uno dei due lati della striscia (un metodo che imparai anni fa da un vecchio manuale di Lisa Biondi). Mettere abbondante olio per friggere in padella e versare un pò alla volta le chiacchiere. Una volta colorate su un lato si girano e poi si tirano su facendo assorbire l'olio in eccesso su carta assorbente. Una volta fredde si mettono in un piatto da portata vengono irrorate di zucchero a velo.
E' cominciato il periodo di Quaresima in attesa della Pasqua e della primavera che finalmente renderà le giornate più miti e soprattutto con più luce...altro tempo che guadagneremo, altro tempo che ci sarà donato a patto che ne sapremo fare buon uso!!!

sabato 7 febbraio 2026

Pasta alla genovese….e un inverno senza limiti!

Che cosa è il limite nella nostra vita? Da dove vengono i limiti che ci poniamo? Sono veramente reali oppure nascono nella nostra testa...
Ci penso spesso a quali limiti ho ritenuto invalicabili nel mio percorso di vita. Penso che probabilmente il mio carattere di base SFIDANTE ha fatto si che una volta arrivato il presunto limite ero già al passaggio della soluzione. "Problem solving" lo chiamano gli americani ed io lo adoro. Non so se sia un talento innato ma credo che sicuramente ci si può allenare nelle sfide quotidiane. Se mi accorgo che non riesco ad arrivare da A a B allora d'istinto penso che ci sarà sicuramente un percorso alternativo per raggiungerlo ugualmente. Ovviamente la caparbietà e la tenacia devono essere due ingredienti fontamentali. Funziona proprio così: penso al mio obiettivo e la mia mente elabora il percorso così da provarci....e se qualcosa non funziona per il verso giusto? Non ci si può lasciare abbattere dagli ostacoli non calcolati, OCCORRE STARE AL GIOCO. L'importante è tenerci veramente a ciò che si desidera ottenere. Con impegno e coraggio il risultato prima o poi arriva....ed alla fine ci si sente appagati e consapevoli di un altro traguardo raggiunto che fa innescare una grande AUTOSTIMA. La conseguenza? Si può puntare a progettare altro ed altro ancora senza paura.
Ora detto così sembra tutto semplice ma nel quotidiano diciamocela tutta, quando qualcosa non va secondo i nostri piani arrivano paure limitanti, pensieri paralizzanti che mirano alla nostra autostima. E quest'ultima,raggiunta briciola dopo briciola, è capace di sgretolarsi in un istante solo perchè una vocina nemica non ci fa credere più in noi stessi o dà la colpa a tutti gli eventi di un mondo avverso e contrario.
Io ci ho lavorato tanto su me stessa e continuo a farlo osservando le persone che mi circodano migliori di me o cercando letture che mi aprano la mente....è così mi è venuto in aiuto un libro che ho divorato in pochissimo e poi letto e riletto....parla della TEORIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE, una teoria che spiega come i nostri PENSIERI siano legati alle nostre EMOZIONI e di conseguenza ai nostri COMPORTAMENTI.
Il punto è captare i nostri PENSIERI DISTORTI E FUORVIANTI, capaci di farci percepire le situazioni in modo distorto ed irrazionale, giudicandoci duramente e danneggiando la nostra autostima. A tal punto vediamo tutto in negativo o addirittura cadiamo nel catastrofismo. Le NOSTRE EMOZIONI di paura, rabbia, autolesionismo possono prendere il sopravvento. Ne consegue il COMPORTAMENTO che ci danneggerà, quello di evitare le situazioni, di ritrarsi dalle esperienze per paura e ciò alimenta il nostro stato di malessere. ECCO IL METODO....OCCORRE UNA RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA rielaborando i pensieri negativi riconducendoli in una prospettiva positiva. Occorre cambiare il PROPRIO DIALOGO INTERIORE. Un bel colpetto sulla spalla ed Una vocina che ci ricorda.... quanti successi hai raggiunto in passato? Se l'emozione di insicurezza viene accantonata ne verranno fuori COMPORTAMENTI più sfidanti. Insomma.... il limite che ci siamo posti nella testa se ne andrà a farsi benedire.
Faccio un esempio su un mio progetto avuto da anni nella testa: mettere su una casa vacanze nella casa in Costiera Amalfitana che un tempo era dei miei nonni. Ho studiato libri, manuali e guide del settore, ma quante volte le paure interiori di non esserne capace mi hanno frenato. Poi è arrivato il momento di provarci, del richiedere le autorizzazioni ed è successo di tutto. Domanda respinta dal comune, parametri della casa non idonei, addirittura mappe catastali sbagliate in quanto per un condono edilizio avevano invertito gli appartamenti del piano inferiore e superiore. Ho chiesto aiuto per trovare il tecnico giusto, ho passato giorni ad escogitare come procedere con le autorizzazioni e con i lavori perchè tutto fosse conforme.
Domanda accettata finalmente dopo mesi! E'arrivato il momento di allestire il tutto in modo conforme....ho fatto ritinteggiare interni ed esterni, ho acquistato tende, sedie, riallestito con pochi soldi ed idee prese in giro una camera da letto. Partivo le mattine presto dei miei fine settimana per raggiungere casa e controllare il tutto. Questo e tanto altro che fosse servito per realizzare il progetto nonostante a volte tante situazioni sembravano remarmi contro.
Quando il progetto è andato in porto mi sono sentita più capace di osare. Oggi la struttura non la gestisco io ma mio fratello con mia cognata e da due anni ci sono passati turisti provenienti da mezzo mondo, lasciando recensioni molto positive per la bellezza del posto ma anche grazie alla loro speciale accoglienza. In questo progetto ci vedo un successo che mi ha resa maggiormente consapevole di essere capace di abbattere dei limiti solo mentali.
Trovate la struttura ricettiva Vistamare Amalfi in via Sopramare cercandola su Booking oppure per ricevere informazioni a questa mail siano.elena73@gmail.com
Inoltre di fronte casa mio cugino ha aperto con la moglie un home restaurant (amalfi_vecchi_a_vigna su Istagram) su una terrazza che dà sul porto di Amalfi affacciandosi su terrazzi pieni di limoni.
E mentre penso a tutte queste cose mi incammino nei vicoli dei quartieri spagnoli una domenica mattina per andare a trovare mia figlia che si è trasferita qui a Napoli per studiare psicologia (con tutti questi manuali che leggo avrà pur preso qualcosa da sua madre...eh eh!). Le parlerò di questa teoria sorprendente, penso, ed intanto le mie narici si riempiono di un profumo che impregna tutta l'aria...e si, le trattorie stanno preparando la loro mitica Genovese. E' un tipico sugo bianco popolare napoletano fatto con cipolle e pezzi di spezzatino di manzo, che avvolge generosamente degli ziti spezzati. Il sugo nell'assaggio si scioglie in bocca. Ed allora rientrando penso che lo proverò a rifare in un giorno di fine settimana, quando si ha il tempo di cucinare in maniera lenta come si faceve una volta.
Ingredienti:
1 kg di cipolle dorate
800 gr. di spezzatino di manzo
un bicchiere di vino bianco
2 carote, sedano
olio EVO
sale q.b.
ziti spezzati
parmigiano Reggiano
Procedimento: Prima di tutto si puliscono e tagliano le cipolle piangendo a dirotto per l'acido solfidrico altamente volatile che si sprigiona, anche se qui da noi si fa la battuta "non puoi vedere la suocera?". Si prepara un soffritto con cipolla e sedano che si fa soffriggere in olio EVO. Si aggiunge la carne tagliata a tocchetti e si fa rosolare su tutti i lati. Si sfuma il tutto con il vino e quando è completamente sfumato si aggiungono le cipolle. A fuoco lento e molto lentamente si farà cuocere il tutto. La cipolla rilascerà il suo brodo e pian piano si amalgherà con la carne che tenderà a sfilacciarsi. Si aggiusta di sale. Possono occorrere dalle 2 alle 3 ore e quando il sugo avrà una consistenza omogenea si potrà spegnere il fuoco. Quando si sarà pronti per il pranzo si cuocerà la pasta al dente.
La morte della Genovese è con gli ziti spezzati a mano ma ormai se ne trovano di già tagliati in commercio.
Si condisce la pasta con il sugo e ci spolvera con abbondante parmigiano reggiano grattugiato e se piace con un'aggiunta di pepe.
E' il piatto consolatorio ideale per un fine settimana invernale dove la ricerca sono calore e coccole come fa il mio gatto tutto avvolto in questa calda coperta.

lunedì 12 gennaio 2026

Totani imbottiti…….è tempo di incontri e convivialità!

Abbiamo tutti nel cassetto di casa dei fogli stropicciati, ingialliti e consunti che presi e riposti più volte negli anni hanno il valore delle vecchie pergamene dei pirati che navigavano i mari in lungo e largo su galeoni maestosi alla ricerca del tesoro nascosto dell'isola.....che non c'è. Sto parlando delle ricette tramandate dai nonni, quelle che loro non erano abituati a scrivere perchè se l'erano impresse nella mente sin da piccoli quando con cucchiai e bicchieri, o addirittura a naso, avevano imparato a regolarsi affinchè ogni ricetta venisse "come si fa in famiglia". Prima non c'erano libri stampati e colorati, o blog strepitosi dove tutto si può imparare, o social dove con un video ben articolato e veloce ci si improvvisa tutti chef per un giorno. Prima c'erano le tradizioni verbali, la gavetta fatta di ore passate accanto ai nonni a guardare, con occhi ancora appannati dal sonno per le levatacce notturne, le loro movenze ed i loro rituali. Perchè la famiglia, solitamente molto numerosa, godesse nel giorno delle feste dei "piatti tradizione" di casa. Poi arrivava il momento generoso in cui il loro pensiero era: " Ti lascio qualcosa che valga". E quando ritenevano che si era finalmente pronti e consapevoli per ereditare un prezioso ricordo, decidevano di scrivere con grafia tremante, avendo a stento potuto finire le scuole elementari, su un foglio di quaderno od agenda strappato, la loro ricetta. Sempre imprecisa, sempre da interpretare, perchè la farina non aveva mai l'acqua corrispondente essendo versata ad occhio, lo zucchero era a cucchiaiate, un impasto era della consistenza giusta del buon senso. Ma aver ottenuto quel pezzettino di carta era una conquista, un pezzo di eredità ricevuta in tempo prima che andasse perduta. E che dopo anni era diventata il salto temporale in quel sereno tempo passato. Oggi resta chiuso in un quaderno collezione di più ricette rubacchiate qua e là, e nel riprenderlo si ha la sensazione di avere tra le mani una vera e propria reliquia. Ne ho tanti di fogliettini conservati; quelli delle mie nonne e zia per i calzoncelli di Natale, della pastiera napoletana, degli struffoli, le zeppole, le chiacchiere, le cartellate.....e poi quelle del versante costiero dove si cucinavano spesso cose salate come le crepes con la besciamelle tutta fatta in casa o del calamaro imbottito.
E la ricetta del calamaro è stata ripescata dopo essere tornati, la sera del 23 dicembre, dal mercato notturno di Porta Nolano di Napoli. In una sera piovosa e fredda non pensavamo che la tradizione avesse retto. Al contrario tante persone si erano riversate per le strade ciottolose di questi vicoli alla ricerca di pesce buono per la vigilia. I venditori, avvolti nei loro caldi giacconi con cappuccio e stivaloni alti fino al ginocchio erano pronti a servire i passanti con molluschi, ostriche, vorgole, cannolicchi, pesce da zuppa, alici, fritture di paranza a chiunque lo volesse. Nonostante la pioggia i clienti erano in religiosa fila, in attesa del proprio turno. Quando è toccato a noi abbiamo comprato i totani, un'ombrina da fare al forno e tante buone ostriche ben augurali. I totani, con il loro classico colore grigiastro che diventa rosso in cottura, sulla tavola delle feste in Costiera Amalfitana non mancava mai; o che li avesse pescati mio nonno con le totanare ai bordi della sua pilotina, o che li avessimo acquistati in pescheria, era un tipico pesce del nostro mare. La nonna li faceva ripieni con pane raffermo, uova, acciughe e capperi. I tentacoli invece, che molti sminuzzano e mettono nell'impasto, venivano lasciati cuocere nel sugo al pomodoro di cottura per guarnire un buon piatto di spaghetti al dente. Era il classico pranzo completo fatto di primo e secondo in una sola cottura, un'usanza molto frequente qui da noi.
Ingredienti per 1 kg di totani cotti in sugo di pomodoto (una scatola di pelati passata al mix): mollica di pane raffermo, 2 uova, una manciata di pangrattato, aglio sminuzzato, prezzemolo, acciughe in pezzi, capperi dissalati, Preparazione: I totani vanno puliti ed il corpo viene farcito con l'impasto fatto degli ingredienti sopra elencati. Chiusi con uno stuzzicadente vengono fatti soffriggere, assieme ai tentacoli staccati dal corpo, in olio bollente ed aglio. Vanno rigirati finchè non assumano il proprio caratteristico colore rosso. Si aggiunge la passata di pomodoro, si aggiusta di sale e si fanno cuocere a fuoco lento finche' la forchetta non entri nel tentacolo (generalmente una mezz'oretta). Vanno serviti tagliati a rondelle con sughetto e tentacoli. Se avanzano tentacoli e sugo sono speciali come condimento ad un buon piatto di spaghetti o linguine.
La vigilia di Natale come il resto delle feste son passate accompagnate da cene e pranzi e tombolate in compagnia di chi abbia avuto voglia e tempo di unirsi a noi. E' stata una rincorsa a regalini e piccole attenzioni fino all'ultimo momento, indipendetemente dal valore monetario che non ha il vero senso del dono, ma con il significato autentico di dire " ci sei per me, ti ho pensato". Le ragazze sono state innovative nel preparare i loro antipasti, entrè per portate a seguire più tradizionali. Queste sono le feste, un susseguirsi di momenti di convivialità che non per mancanza di voglia ma di tempo non è possibile ripetere nel resto dell'anno. Una giusta ricarica per ripartire con studio, lavoro e quant'altro caratterizza le nostre quotidianità.
Vi lascio con la foto di Ruby che sonnecchia nella sua cuccetta ai piedi del luminoso albero di Natale.