Eccoci qui dopo che per pochissimi giorni siamo stati a preparare cibo che servirebbe a sfamare gente per settimane.
E'appena trascorsa la settimana Santa, quella che vede in trepidazione tutti per l'acquisto di ingredienti che sono serviti a creare prelibatezze dolci e salate: pastiere, casatielli e pizze rustiche sono stati sulle nostre tavole insieme a salumi, formaggi, ricotta salata, uova, carciofi, asparagi e fave fresche. Una corsa all'acquisto di colombe e uova di cioccolato hanno chiuso il cerchio delle prelibatezze. Ed ogni casa possiede la sua ricetta e la sua usanza...i rituali insomma, quelli che fanno bene al cuore ed allo spirito.
Uno spirito che basta poco a diventare inquieto se non ha dei punti fermi e delle certezze. E se alcuni punti fermi riusciamo ad averli si ha la forte paura di poterli perdere.
Partiamo dai propri affetti innanzitutto, per chi ha un compagno di vita, i propri figli, i propri genitori, gli zii e cugini o amici a cui si è legati.
Un giro di affetti che riempiono la nostra vita fatta anche di impegni personali, di lavoro e progetti che disegnamo nella mente con il desiderio di volerli realizzare.
Cosa rende però la vita più salda dato che le paure e le preoccupazioni offuscano spesso i nostri pensieri?
Ciascuno di noi ha la propria realtà interiore, il fulcro dei propri sentimenti ed emozioni, le proprie priorità, il proprio "credo". Un "credo" sviluppatosi per esperienze personali sin da appena nati e che hanno generato in noi "la nostra REALTA'".
E se con le parole si riesce ad esprimere soltanto una infinitesima parte di ciò che proviamo e pensiamo, al contrario il mondo interiore di ciascuno di noi è immenso.
Abbiamo una coscienza che ci guida nel cosa fare, come comportarci ed in cosa credere.
Il mio credo è che esiste la vita dopo la morte, che la nostra coscienza fatta di pura energia, oggi unita al nostro corpo, un giorno si libererà in altre dimensioni. E poichè sento dalla nascita un Dio buono a me vicino che mi ha accompagnata nel mio percorso in tanti momenti belli e meno della vita, ho consolidato la mia certezza fatta soprattutto di FEDE, quella forza interiore che ti dà certezza dell' aldilà senza prove scientifiche.
E qui casca l'asino...mi direste....senza prove scientifiche cosa vuoi dire se non una tua probabile intuizione ed anche errata magari?
Chi ti fa credere che davvero esista qualcosa oltre?
Sebbene io sia un "chimico", gli studi scientifici non mi hanno allontanato dalle certezze che sento ma mi hanno aiutato ancora di più. Sin dalle prime lezioni universitarie il mio professore di Generale davanti a tanta megnificenza della scienza diceva che per quanto il nostro sapere si avvicina al cerchio della verità con infiniti punti, essa non riuscirà mai a toccarlo completamente. Ed il prof. nella sua fede credeva che quella perfezione fosse Dio. Ed anche quando il professore Zichichi venne a tenerci un seminario all'Università e cominciò a parlare della teoria dell'esistenza di molteplici dimensioni oltre alle quattro classiche di spazio e tempo fu un discorso affascinante che dava idea di qualcosa che va oltre ciò che possiamo vedere.
La fisica moderna oggi cerca di capire cosa ci sia oltre a quanto affermato dalla fisica classica dato che non riesce quest'ultima a spigare una realtà altrimenti limitata ai nostri occhi.
Che essa sia incompleta si può dedurre ad esempio dal fatto che anni fa era eresia credere all'esistenza dei "buchi neri" ma oggi ci sono dimostrazioni della loro esistenza e sono stati anche fotografati.Oggi la fisica quantistica riesce ad interpretare meglio la natura delle cose.
E qui vi suggerisco di leggere un libro che mi sta piacendo moltissimo dal titolo "RESURREZIONE" (Federico Faggin et al.) dove la scienza incontra la Spiritualità con nuovi paradigmi che cercano di dare una spiegazione all'esistenza della vita dopo la morte. E' affascinante capire che non si ritiene completa la spiegazione classica secondo la quale "la coscienza " sia creata dal cervello e che quindi morendo cesserebbe di esistere con tutto quanto noi siamo.
La coscienza è ritenuta invece "pura energia" ovvero sostanza che sa di amore, gioia, pace.
Ed il cervello è un mezzo che permette alla nostra coscienza di esprimersi in questa vita terrena ma al contrario del nostro corpo la coscienza è eterna.
La morte è il fine di una vita che poi si trasforma.
Dato che dalla fisica quantistica riusciamo a spiegare la vera natura dell'elettrone che non è solo particella che ruota intorno al nucleo ma allo stesso tempo è anche un'onda capace di essere dappertutto, ne converrebbe anche il senso di NOI quali esseri umani come la particella ma anche espressione di "pura energia"come un'onda capace di stare con probabilità in diversi punti dello spazio.
Ed il nostro libero arbitrio, la nostra capacità di scegliere viene dalla nostra coscienza.
Tutto ciò sarebbe inspiegabile con la fisica classica perchè noi saremmo dei computer capaci di eseguire solo cose a comando ma così non è.
Ed allora il libero arbitrio ne è la dimostrazione. Ci rende liberi di scegliere qualsiasi cosa aldilà di comandi dettati. Noi siamo degli "stati quantici indeterminati" con infinite possibilità.
Siamo la somma di materia, energia ed informazione.
E qui ho pensato a quanto si pensava già 2000 anni fa. Si professava che Gesù fosse l'uomo, ovvero materia, espressione di un Dio che è Energia e di uno Spirito Santo che è l'informazione tra energia e materia. Un'altra intuizione potremmo dire del nostro Credo: cosa si vuol dire quando si afferma che Dio sia Uno e Trino.
Ciò mi fa pensare che la nostra fede non sia altro che una pura intuizione della realtà!!!
E se vi viene voglia di leggere questo libro affascinane che vi aprirà la mente e vi darà fiducia nell'affrontare ogni cosa, io nel frattempo vi dò un'altro spunto di Resurrezione più terrena....l'assaggio del Casatiello Napoletano, un sapore così intriso di ingredienti che fusi insieme sono un connubio sublime capace di catapultarvi in una altra dimensione, eh eh!!!!
Ingredienti:
500 gr. di farina 00
350 gr. di acqua
1 bustina di lievito essiccato mastro fornaio
mezzo cucchiaio di sale
mezzo cucchiaio di zucchero
60 gr. di strutto
pepe una manciata
Per il ripieno:
salame, mortadella, formaggio a pasta dura, uova sode, pecorino e formaggio grana grattuggiato
Preparazione:
Mettere al centro di una fontana fatta di farina acqua, lievito, sale, zucchero strutto e pepe. Impastare fino a formarne un panetto. Io ho messo tutti gli ingredienti nella planetaria. Mettere a crescere per circa 3 ore. Trascorso il tempo infarinare un piano di lavoro sul quale stendere il panetto in un rettangolo. Farcirlo per intero con tutti gli ingredienti del ripieno fatti a pezzettini e spolverando con i formaffi grattuggiati. Arrotolare il triangolo su se stesso e chiuderlo a ciambella mettendolo nel contenitore a ciambella. Farlo crescere altre 2 ore finchè non raggiunga i bordi. Spennellare la superfice con rosso d'uovo ed infornare in forno preriscaldatp a 180°C per 1 ora. Sfornare e far raffreddare.
Per la tradizione mia nonna ci metteva delle uova crude sopra chiuse da due striscioline che formavano una croce in ricordo della crocifissione.
E' buonissimo per una scampagnata e per accompagnare i pinzimoni della stagione fatto di finocchi e carciofi. Con le fave fresche e capretto con patate cotto al forno era il classico pranzo del pic nic del lunedì d'Albis.
Spero di non avervi tediato con la fisica quantistica ma se non lo avete già fatto gettateci un occhio perchè il nostro animo inquieto spesso cerca spiegazioni e la scienza mai come oggi ha il potere di aprire nuovi orizzonti.
Buona Pasqua di Resurrezione a tutti voi! Al prossimo post!!
Nel cestino di Enela
mercoledì 8 aprile 2026
sabato 21 marzo 2026
Pane azzimo…..ed una continua diaspora per il mondo.
Sono un'incostante. Ce lo siamo detto ridendo anche io ed un mio amico l'altro giorno perchè adducevo il fatto che noi del segno dei gemelli non riusciamo a star fermi troppo sulla stessa cosa. Un periodo quell'interesse ci accende e poi, improvvisamente, sembra diventare noioso.
Lui che nel tempo perso scrive e pubblica libri sull'alimentazione mi aveva fatto vedere solo poche settimane prima un libro quasi finito sul pomodoro spiegandomi l'importanza del beta-carotene e tutta la diatriba degli alimenti geneticamente modificati. Poi, l'altro giorno, durante una pausa caffè, mi dice che è stato fulminato dallo scrivere su altro, un' illuminazione che gli è venuta. "Ed il pomodoro?" gli ho detto. "No, mi sono stancato. E' quasi finito ma adesso sono preso da quest'altra idea".
Mi è venuto da sorridere perchè è un tratto che riconosco. Sono capace di tenere due libri sul comodino ed altri 3 aperti sul Kindle di argomenti completamente diversi che leggo a secondo dell'umore lasciando l'uno e riprendendo l'altro senza alcun problema. Anzi, sono per me molti mondi aperti su cui riflettere e vedere cosa partorisca nel tempo il mio personale senso critico. Non sento la necessità di finirne uno per prenderne un'altro. La continuità mi annoierebbe. E non solo nella lettura.
Il libro che aveva stuzzicato la mia attenzione proprio qualche settimana fa è stato scritto dal giornalista Marco Travaglio che, quando è presente come opinionista nei programmi telesivisi, mi piace sentire come la pensa. Il libro si intitola "Israele e i palestinesi in poche parole". Volevo capirci di più dato questo accanimento degli israeliani su Gaza.
Ma, il 28 febbraio gli Israeliani, con il supporto degli USA, hanno attaccato anche l'IRAN e quello che stavo leggendo la sera è diventato per me ancora più attuale. Se metteste il naso tra queste pagine ne rimarreste attoniti; la storia corre di guerra in guerra in una faida tra i popoli del Medio-Oriente che negli anni non hanno trovato mai pace...se fossi stato in Travaglio avrei cominciato a narrare dal Vecchio Testamento della Bibbia, quando si parla di questo popolo inquieto, in cerca della terra promessa, che tra mille peripezie, passando anche per l'Egitto, si affidò a Mosè per uscire fuori dalla schiavitù. Nonostante fosse definito il "popolo eletto", veramente non ha trovato mai pace ed ancora fino ai nostri tempi.
Quanti libri di storie sugli ebrei e sulla Shoà avrò letto. Ma anche tante storie di palestinesi che hanno subìto dagli Israeliani. Un popolo che da vittima è poi diventato un popolo indifendibile. E come dice Travaglio: "Israele da Davide contro Golia si è trasformato in Golia contro Davide". E questo si è alternato più e più volte.
Ai miei occhi vi è il delirio di un popolo scontento, irrequieto, sempre in diaspora per il mondo alla ricerca di terre da occupare, di una terra che fosse la propria. Ma anche un popolo di grandi menti, uomini di affari, studiosi, banchieri che hanno popolato il mondo con posizioni di rilievo.
E poi ci sono le grandi potenze che giocano a scacchi sulle loro terre contendendosi vittorie e ritirate attratti dall'oro nero e adducendo la scusa di voler portare democrazia contro le tirannie. Ma mi chiedo se è con la guerra che ciò si possa ottenere. Al contrario vengono a formarsi faide terroristiche perchè da odio nasce odio e non se ne vede la fine.
Vi dirò che sebbene io sia un tipo sempre positivo sento per questi e per vari altri motivi di dover alleggerire un pò i pensieri.
E di giorno in giorno intanto siamo giunti nel periodo che precede la Pasqua e già in giro si vedono uova di cioccolato e colombe di tutti i colori. Si comincia ad intravedere l'arrivo della Primavera con gli alberi in fiore e possiamo cominciare ad indossare giacchette e camicette decisamente più leggere.
E proprio pensando alla Pasqua ebraica mi sono venute in mente le canzoni della Veglia Pasquale di quando ero nel coro da ragazza. In chiesa, in quell'ora che precedeva la mezzanotte, in un'atmosfera sacra, illuminati solo dal bagliore delle candele, si leggeva del popolo di Israel in fuga dall'Egitto guidati da Mosè. Un solco tra le acque del mar Rosso che si aprì al loro passaggio e poi si richiuse su cavalli e cavalieri egiziani all'inseguimento che ne rimasero travolti. Oggi la spiegazione scientifica di ciò che accadde è chiamata "WIND SETDOWN" (abbassamento per vento), ovvero di un vento che soffiando da oriente in modo molto forte avesse spinto le acque di una zona poco profonda rendendo visibile il fondale sabbioso su cui passare. Poi accadde che il vento, cessando improvvisamente, avesse travolto gli Egiziani.
Ed allora immagino quel popolo di Israele che prima di partire avesse raccolto tutte le proprie cose ed avesse pensato a cosa poter mangiare durante la fuga. Prepararono in gran fretta un pane azzimo che non avesse avuto necessità di lievitare e che cotto su pietre roventi si sarebbe poi potuto conservare a lungo.
Oggi durante la pasqua Ebraica questo pane viene mangiato per mantenerne memoria.
Ingredienti:
400 gr.farina
180 ml acqua
Preparazione:
Si impasta la farina con l'acqua fino ad avere un panetto elastico. Senza attendere se ne fanno dei panetti più piccoli che vanno stesi con il matterello in modo molto sottile. Su una padella rovente vengono cotti i dischi da entrambi i lati. Io ho preferito la friggitrice ad aria che sicuramente a quei tempi non esisteva. Per dischi di 2mm di spessore ho fatto cuocere a 200°C per 3-4 minuti su ciascun lato.
Il pane azzimo è attuale oggi come non mai perchè veloce da preparare.
A me ricorda per certi versi, se reso molto sottile e croccante, il PANE KARASAU sardo. Ho letto che si considera un pane azzimo anche il BANNOCK, un tipico pane scozzese. E perchè no, pure la nostra famosa PIADINA ROMAGNOLA.
Può essere un tipo di pane da preferire per chi è intollerante ai lieviti o vuole utilizzare farine integrali di diverso tipo abbassandone il valore glicemico oltre che variandone il sapore a secondo dei gusti personali. Può essere aggiunto un pò di olio nell'impasto e del sale o delle spezie tipo curcuma, curry, paprika, aglio in polvere o rosmarino in superfice. Ideale con companatico per chi, come me che sono sempre in giro, diventa lo snack che si mantiene per giorni in un sacchetto di carta.
E scrocchiando sotto i denti questo buon pane vi strizzo l'occhio dandovi appuntamento al prossimo post!!
Lui che nel tempo perso scrive e pubblica libri sull'alimentazione mi aveva fatto vedere solo poche settimane prima un libro quasi finito sul pomodoro spiegandomi l'importanza del beta-carotene e tutta la diatriba degli alimenti geneticamente modificati. Poi, l'altro giorno, durante una pausa caffè, mi dice che è stato fulminato dallo scrivere su altro, un' illuminazione che gli è venuta. "Ed il pomodoro?" gli ho detto. "No, mi sono stancato. E' quasi finito ma adesso sono preso da quest'altra idea".
Mi è venuto da sorridere perchè è un tratto che riconosco. Sono capace di tenere due libri sul comodino ed altri 3 aperti sul Kindle di argomenti completamente diversi che leggo a secondo dell'umore lasciando l'uno e riprendendo l'altro senza alcun problema. Anzi, sono per me molti mondi aperti su cui riflettere e vedere cosa partorisca nel tempo il mio personale senso critico. Non sento la necessità di finirne uno per prenderne un'altro. La continuità mi annoierebbe. E non solo nella lettura.
Il libro che aveva stuzzicato la mia attenzione proprio qualche settimana fa è stato scritto dal giornalista Marco Travaglio che, quando è presente come opinionista nei programmi telesivisi, mi piace sentire come la pensa. Il libro si intitola "Israele e i palestinesi in poche parole". Volevo capirci di più dato questo accanimento degli israeliani su Gaza.
Ma, il 28 febbraio gli Israeliani, con il supporto degli USA, hanno attaccato anche l'IRAN e quello che stavo leggendo la sera è diventato per me ancora più attuale. Se metteste il naso tra queste pagine ne rimarreste attoniti; la storia corre di guerra in guerra in una faida tra i popoli del Medio-Oriente che negli anni non hanno trovato mai pace...se fossi stato in Travaglio avrei cominciato a narrare dal Vecchio Testamento della Bibbia, quando si parla di questo popolo inquieto, in cerca della terra promessa, che tra mille peripezie, passando anche per l'Egitto, si affidò a Mosè per uscire fuori dalla schiavitù. Nonostante fosse definito il "popolo eletto", veramente non ha trovato mai pace ed ancora fino ai nostri tempi.
Quanti libri di storie sugli ebrei e sulla Shoà avrò letto. Ma anche tante storie di palestinesi che hanno subìto dagli Israeliani. Un popolo che da vittima è poi diventato un popolo indifendibile. E come dice Travaglio: "Israele da Davide contro Golia si è trasformato in Golia contro Davide". E questo si è alternato più e più volte.
Ai miei occhi vi è il delirio di un popolo scontento, irrequieto, sempre in diaspora per il mondo alla ricerca di terre da occupare, di una terra che fosse la propria. Ma anche un popolo di grandi menti, uomini di affari, studiosi, banchieri che hanno popolato il mondo con posizioni di rilievo.
E poi ci sono le grandi potenze che giocano a scacchi sulle loro terre contendendosi vittorie e ritirate attratti dall'oro nero e adducendo la scusa di voler portare democrazia contro le tirannie. Ma mi chiedo se è con la guerra che ciò si possa ottenere. Al contrario vengono a formarsi faide terroristiche perchè da odio nasce odio e non se ne vede la fine.
Vi dirò che sebbene io sia un tipo sempre positivo sento per questi e per vari altri motivi di dover alleggerire un pò i pensieri.
E di giorno in giorno intanto siamo giunti nel periodo che precede la Pasqua e già in giro si vedono uova di cioccolato e colombe di tutti i colori. Si comincia ad intravedere l'arrivo della Primavera con gli alberi in fiore e possiamo cominciare ad indossare giacchette e camicette decisamente più leggere.
E proprio pensando alla Pasqua ebraica mi sono venute in mente le canzoni della Veglia Pasquale di quando ero nel coro da ragazza. In chiesa, in quell'ora che precedeva la mezzanotte, in un'atmosfera sacra, illuminati solo dal bagliore delle candele, si leggeva del popolo di Israel in fuga dall'Egitto guidati da Mosè. Un solco tra le acque del mar Rosso che si aprì al loro passaggio e poi si richiuse su cavalli e cavalieri egiziani all'inseguimento che ne rimasero travolti. Oggi la spiegazione scientifica di ciò che accadde è chiamata "WIND SETDOWN" (abbassamento per vento), ovvero di un vento che soffiando da oriente in modo molto forte avesse spinto le acque di una zona poco profonda rendendo visibile il fondale sabbioso su cui passare. Poi accadde che il vento, cessando improvvisamente, avesse travolto gli Egiziani.
Ed allora immagino quel popolo di Israele che prima di partire avesse raccolto tutte le proprie cose ed avesse pensato a cosa poter mangiare durante la fuga. Prepararono in gran fretta un pane azzimo che non avesse avuto necessità di lievitare e che cotto su pietre roventi si sarebbe poi potuto conservare a lungo.
Oggi durante la pasqua Ebraica questo pane viene mangiato per mantenerne memoria.
Ingredienti:
400 gr.farina
180 ml acqua
Preparazione:
Si impasta la farina con l'acqua fino ad avere un panetto elastico. Senza attendere se ne fanno dei panetti più piccoli che vanno stesi con il matterello in modo molto sottile. Su una padella rovente vengono cotti i dischi da entrambi i lati. Io ho preferito la friggitrice ad aria che sicuramente a quei tempi non esisteva. Per dischi di 2mm di spessore ho fatto cuocere a 200°C per 3-4 minuti su ciascun lato.
Il pane azzimo è attuale oggi come non mai perchè veloce da preparare.
A me ricorda per certi versi, se reso molto sottile e croccante, il PANE KARASAU sardo. Ho letto che si considera un pane azzimo anche il BANNOCK, un tipico pane scozzese. E perchè no, pure la nostra famosa PIADINA ROMAGNOLA.
Può essere un tipo di pane da preferire per chi è intollerante ai lieviti o vuole utilizzare farine integrali di diverso tipo abbassandone il valore glicemico oltre che variandone il sapore a secondo dei gusti personali. Può essere aggiunto un pò di olio nell'impasto e del sale o delle spezie tipo curcuma, curry, paprika, aglio in polvere o rosmarino in superfice. Ideale con companatico per chi, come me che sono sempre in giro, diventa lo snack che si mantiene per giorni in un sacchetto di carta.
E scrocchiando sotto i denti questo buon pane vi strizzo l'occhio dandovi appuntamento al prossimo post!!
martedì 24 febbraio 2026
Chiacchiere fritte…..e saper abitare il tempo!
Cosa può significare secondo voi "SAPER ABITARE IL TEMPO"?
Sembra un'incongruenza, una dissonanza. Il tempo si può abitare? Eppure si, si può provare a farlo. E come? Con il provare a vivere SAPENDOCI ESSERE veramente: qui ed ora. E non solo fisicamente, bensì interiormente.
Mi spiego meglio ....
Sfogliando digitalmente la rivista "Dove " di Gennaio mi ha intrigato questo articolo di apertura che sottolineava ciò che dei viaggi io ho sempre pensato. Il viaggio non è soltanto uno spostamento fisico di diversi chilometri, una quantità indefinita di mete da raggiungere o una mera performance istagrammabile da esibire.
C'è chi in passato metteva le famose bandierine sul mappamondo per collezionare mete e poter dire:"Qui io ci sono stata!".
Poi c'è chi fa il viaggio che "si porta" quast'anno, che segue il trend...tutti verso la stessa meta più gettonata del momento.
Ma quale pùò essere LA VERA ESSENZA DEL VIAGGIO al di là della quantità di chilometri percorsi e di posti raggiunti.
Il viaggio va vissuto come ESPERIENZA tra le più appaganti ed arricchenti.
Sicuramnete le mete estere hanno il loro fascino perchè ci si immerge in luoghi, tradizioni, culture, cibi talvolta completamente diversi da quanto viviamo noi. E lo stesso nostro Paese nel quale abbiamo la fortuna di vivere è ricco di bellezze culturali, storia, piatti tipici, miti e leggende che non conosciamo.
Allora cosa serve davvero secondo voi per rendere il viaggio un'esperienza unica?
Occorre LA GIUSTA PREDISPOSIZIONE D'ANIMO!
E soprattutto occorre prendersi il GIUSTO TEMPO per farlo.
Ecco il tempo da abitare, quel lasso di secondi e minuti preziosi da dedicare a cosa veramene fa stare bene. Che sia una passeggiata nella stessa nostra città o in quella di fianco o lontano ma fatta con occhi diversi, "occhi attenti" nel vedere ciò che la corsa del quotidiano ci annebbia.
L'articolo recita:"I LUOGHI NON VANNO CONSUMATI MA VISSUTI". E quindi bisognerebbe avere la capacità di perdersi, come in un'immersione, in ciò che si sta guardando. Con la capacità di godere di quanto la natura generosamente e gratuitamente ci dona.
Un tramonto, un'onda che si infrange sulla battigia, una barca a vela in lontananza, un baretto fronte mare che offre tavolini spartani per sorseggiare un caffè, una locanda rustica con piantine a decorare il tuo tavolino. Piccole cose, dettagli, che distrattamente ignoriamo ma che renderebbero la nostra esperienza veramnte unica.
E' per questo probabilmente che ciascuno di noi conserva ricordi diversi di posti più o meno famosi; perchè vissuti in modo personale e legati al tempo in cui in esso ci abbiamo abitato.
Un nostro amico, Roberto Nucci , che vive da anni in Finlandia, è venuto a trovarci quest'estate in un weekend di giugno per partecipare ad un concorso artistico. Quando anni fa stemmo da lui a Kuopio vivemmo un'intera settimana da veri finlandesi. Credo di avervi raccontato le esperienze indimenticabili sui laghi Kallavesi a pescare trote salmonate che abbiamo imparato ad affumicare, dei picnic su isolotti sperduti raggiunti in barca, di aver visto persone che uscendo da una sauna in riva al lago si gettavano completamente nudi in acqua, di aver giocato interi pomeriggi a minigolf, fatto di sera il karaoke nei locali del posto.
Roberto è un artista, fa cabaret, dipinge, ha un mondo interiore "mega" ed io con lui mi trovo tantissimo. Quest'estate volevamo fargli vivere una bella domenica tra mare, piscina ed una cena in un bel posto. Credo ci siamo riusciti perchè anche a Novembre, di ritorno per concorrere, a Napoli, al concorso Zelig presso il teatro Boulevar a Materdei, è comunque tornato a stare da noi a Salerno. Ve lo racconto perchè lui ha un modo di vivere che sa proprio di come abitare il tempo. Roberto ha "i suoi tempi", il suo modo di vedere il mondo con occhi di grande osservatore, E quando la sera lo abbiamo portato a fare un giro per le vie del centro storico di Salerno sono stata io che ho praticamente riscoperto grazie a lui la mia città. Lui fotografava meravigliato portoni storici che io non avevo mai osservato, nicchie votive antiche, mattonelle di ottone incastrate tra i ciottoli delle vie con su riportati i nomi dei medici dell'antica prima Scuola Medica Salernitana risalente al periodo dell'alto Medioevo intorno al 1100d.c. E così passeggiando semrbrava che il tempo si fosse veramente fermato, che avesse smesso di correre contro di noi. Eravamo noi padroni del tempo, capaci di ABITARE IL TEMPO.
E questo che è passato è stato tempo di "chiacchiere". E non solo quelle che si fanno in compagnia davanti ad una tisana calda d'inverno ma anche dolci che preparati e fritti vengono pucciati in una salsa al cioccolato per onorare il tempo del Carnevale.
Quest'anno le ho preparate io, con la macchinetta di nonna per tirare la pasta. Mentre friggevano hanno cacciato le famose bollicine che diventate poi croccanti scrocchiano sotto i denti e fanno cadere tutto lo zucchero a velo sui vestiti.
Ingredienti:
300 gr. di farina (più altra per infarinare il piano)
50 gr. di zucchero
2 uova
60 gr. di latte
30 gr. di burro
i bicchierino di liquore strega
olio per friggere zucchero a velo
Preparazione
Mettere la farina in una ciotola ed aggiungere lo zucchero e tutti gli altri ingredienti. Lavorare la pasta finchè diventi un panetto omogeneo. Farne diverse palline e cominciare a lavorarle ognuna ripassandole più volte nella macchinetta della pasta a grandezza massima (nella mia è il numero 1). Poi ripassarle rendendole sempre più sottili fino ad arrivare a grandezza 4 (molto sottili garantendo le bolle in cottura).Tagliarle a striscette e se si vuole anche intagliando un pò la chiacchiera al centro facendo passarci attraverso uno dei due lati della striscia (un metodo che imparai anni fa da un vecchio manuale di Lisa Biondi). Mettere abbondante olio per friggere in padella e versare un pò alla volta le chiacchiere. Una volta colorate su un lato si girano e poi si tirano su facendo assorbire l'olio in eccesso su carta assorbente. Una volta fredde si mettono in un piatto da portata vengono irrorate di zucchero a velo. E' cominciato il periodo di Quaresima in attesa della Pasqua e della primavera che finalmente renderà le giornate più miti e soprattutto con più luce...altro tempo che guadagneremo, altro tempo che ci sarà donato a patto che ne sapremo fare buon uso!!!
Sembra un'incongruenza, una dissonanza. Il tempo si può abitare? Eppure si, si può provare a farlo. E come? Con il provare a vivere SAPENDOCI ESSERE veramente: qui ed ora. E non solo fisicamente, bensì interiormente.
Mi spiego meglio ....
Sfogliando digitalmente la rivista "Dove " di Gennaio mi ha intrigato questo articolo di apertura che sottolineava ciò che dei viaggi io ho sempre pensato. Il viaggio non è soltanto uno spostamento fisico di diversi chilometri, una quantità indefinita di mete da raggiungere o una mera performance istagrammabile da esibire.
C'è chi in passato metteva le famose bandierine sul mappamondo per collezionare mete e poter dire:"Qui io ci sono stata!".
Poi c'è chi fa il viaggio che "si porta" quast'anno, che segue il trend...tutti verso la stessa meta più gettonata del momento.
Ma quale pùò essere LA VERA ESSENZA DEL VIAGGIO al di là della quantità di chilometri percorsi e di posti raggiunti.
Il viaggio va vissuto come ESPERIENZA tra le più appaganti ed arricchenti.
Sicuramnete le mete estere hanno il loro fascino perchè ci si immerge in luoghi, tradizioni, culture, cibi talvolta completamente diversi da quanto viviamo noi. E lo stesso nostro Paese nel quale abbiamo la fortuna di vivere è ricco di bellezze culturali, storia, piatti tipici, miti e leggende che non conosciamo.
Allora cosa serve davvero secondo voi per rendere il viaggio un'esperienza unica?
Occorre LA GIUSTA PREDISPOSIZIONE D'ANIMO!
E soprattutto occorre prendersi il GIUSTO TEMPO per farlo.
Ecco il tempo da abitare, quel lasso di secondi e minuti preziosi da dedicare a cosa veramene fa stare bene. Che sia una passeggiata nella stessa nostra città o in quella di fianco o lontano ma fatta con occhi diversi, "occhi attenti" nel vedere ciò che la corsa del quotidiano ci annebbia.
L'articolo recita:"I LUOGHI NON VANNO CONSUMATI MA VISSUTI". E quindi bisognerebbe avere la capacità di perdersi, come in un'immersione, in ciò che si sta guardando. Con la capacità di godere di quanto la natura generosamente e gratuitamente ci dona.
Un tramonto, un'onda che si infrange sulla battigia, una barca a vela in lontananza, un baretto fronte mare che offre tavolini spartani per sorseggiare un caffè, una locanda rustica con piantine a decorare il tuo tavolino. Piccole cose, dettagli, che distrattamente ignoriamo ma che renderebbero la nostra esperienza veramnte unica.
E' per questo probabilmente che ciascuno di noi conserva ricordi diversi di posti più o meno famosi; perchè vissuti in modo personale e legati al tempo in cui in esso ci abbiamo abitato.
Un nostro amico, Roberto Nucci , che vive da anni in Finlandia, è venuto a trovarci quest'estate in un weekend di giugno per partecipare ad un concorso artistico. Quando anni fa stemmo da lui a Kuopio vivemmo un'intera settimana da veri finlandesi. Credo di avervi raccontato le esperienze indimenticabili sui laghi Kallavesi a pescare trote salmonate che abbiamo imparato ad affumicare, dei picnic su isolotti sperduti raggiunti in barca, di aver visto persone che uscendo da una sauna in riva al lago si gettavano completamente nudi in acqua, di aver giocato interi pomeriggi a minigolf, fatto di sera il karaoke nei locali del posto.
Roberto è un artista, fa cabaret, dipinge, ha un mondo interiore "mega" ed io con lui mi trovo tantissimo. Quest'estate volevamo fargli vivere una bella domenica tra mare, piscina ed una cena in un bel posto. Credo ci siamo riusciti perchè anche a Novembre, di ritorno per concorrere, a Napoli, al concorso Zelig presso il teatro Boulevar a Materdei, è comunque tornato a stare da noi a Salerno. Ve lo racconto perchè lui ha un modo di vivere che sa proprio di come abitare il tempo. Roberto ha "i suoi tempi", il suo modo di vedere il mondo con occhi di grande osservatore, E quando la sera lo abbiamo portato a fare un giro per le vie del centro storico di Salerno sono stata io che ho praticamente riscoperto grazie a lui la mia città. Lui fotografava meravigliato portoni storici che io non avevo mai osservato, nicchie votive antiche, mattonelle di ottone incastrate tra i ciottoli delle vie con su riportati i nomi dei medici dell'antica prima Scuola Medica Salernitana risalente al periodo dell'alto Medioevo intorno al 1100d.c. E così passeggiando semrbrava che il tempo si fosse veramente fermato, che avesse smesso di correre contro di noi. Eravamo noi padroni del tempo, capaci di ABITARE IL TEMPO.
E questo che è passato è stato tempo di "chiacchiere". E non solo quelle che si fanno in compagnia davanti ad una tisana calda d'inverno ma anche dolci che preparati e fritti vengono pucciati in una salsa al cioccolato per onorare il tempo del Carnevale.
Quest'anno le ho preparate io, con la macchinetta di nonna per tirare la pasta. Mentre friggevano hanno cacciato le famose bollicine che diventate poi croccanti scrocchiano sotto i denti e fanno cadere tutto lo zucchero a velo sui vestiti.
Ingredienti:
300 gr. di farina (più altra per infarinare il piano)
50 gr. di zucchero
2 uova
60 gr. di latte
30 gr. di burro
i bicchierino di liquore strega
olio per friggere zucchero a velo
Preparazione
Mettere la farina in una ciotola ed aggiungere lo zucchero e tutti gli altri ingredienti. Lavorare la pasta finchè diventi un panetto omogeneo. Farne diverse palline e cominciare a lavorarle ognuna ripassandole più volte nella macchinetta della pasta a grandezza massima (nella mia è il numero 1). Poi ripassarle rendendole sempre più sottili fino ad arrivare a grandezza 4 (molto sottili garantendo le bolle in cottura).Tagliarle a striscette e se si vuole anche intagliando un pò la chiacchiera al centro facendo passarci attraverso uno dei due lati della striscia (un metodo che imparai anni fa da un vecchio manuale di Lisa Biondi). Mettere abbondante olio per friggere in padella e versare un pò alla volta le chiacchiere. Una volta colorate su un lato si girano e poi si tirano su facendo assorbire l'olio in eccesso su carta assorbente. Una volta fredde si mettono in un piatto da portata vengono irrorate di zucchero a velo. E' cominciato il periodo di Quaresima in attesa della Pasqua e della primavera che finalmente renderà le giornate più miti e soprattutto con più luce...altro tempo che guadagneremo, altro tempo che ci sarà donato a patto che ne sapremo fare buon uso!!!
sabato 7 febbraio 2026
Pasta alla genovese….e un inverno senza limiti!
Che cosa è il limite nella nostra vita? Da dove vengono i limiti che ci poniamo? Sono veramente reali oppure nascono nella nostra testa...
Ci penso spesso a quali limiti ho ritenuto invalicabili nel mio percorso di vita. Penso che probabilmente il mio carattere di base SFIDANTE ha fatto si che una volta arrivato il presunto limite ero già al passaggio della soluzione. "Problem solving" lo chiamano gli americani ed io lo adoro. Non so se sia un talento innato ma credo che sicuramente ci si può allenare nelle sfide quotidiane. Se mi accorgo che non riesco ad arrivare da A a B allora d'istinto penso che ci sarà sicuramente un percorso alternativo per raggiungerlo ugualmente. Ovviamente la caparbietà e la tenacia devono essere due ingredienti fontamentali. Funziona proprio così: penso al mio obiettivo e la mia mente elabora il percorso così da provarci....e se qualcosa non funziona per il verso giusto? Non ci si può lasciare abbattere dagli ostacoli non calcolati, OCCORRE STARE AL GIOCO. L'importante è tenerci veramente a ciò che si desidera ottenere. Con impegno e coraggio il risultato prima o poi arriva....ed alla fine ci si sente appagati e consapevoli di un altro traguardo raggiunto che fa innescare una grande AUTOSTIMA. La conseguenza? Si può puntare a progettare altro ed altro ancora senza paura.
Ora detto così sembra tutto semplice ma nel quotidiano diciamocela tutta, quando qualcosa non va secondo i nostri piani arrivano paure limitanti, pensieri paralizzanti che mirano alla nostra autostima. E quest'ultima,raggiunta briciola dopo briciola, è capace di sgretolarsi in un istante solo perchè una vocina nemica non ci fa credere più in noi stessi o dà la colpa a tutti gli eventi di un mondo avverso e contrario.
Io ci ho lavorato tanto su me stessa e continuo a farlo osservando le persone che mi circodano migliori di me o cercando letture che mi aprano la mente....è così mi è venuto in aiuto un libro che ho divorato in pochissimo e poi letto e riletto....parla della TEORIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE, una teoria che spiega come i nostri PENSIERI siano legati alle nostre EMOZIONI e di conseguenza ai nostri COMPORTAMENTI.
Il punto è captare i nostri PENSIERI DISTORTI E FUORVIANTI, capaci di farci percepire le situazioni in modo distorto ed irrazionale, giudicandoci duramente e danneggiando la nostra autostima. A tal punto vediamo tutto in negativo o addirittura cadiamo nel catastrofismo. Le NOSTRE EMOZIONI di paura, rabbia, autolesionismo possono prendere il sopravvento. Ne consegue il COMPORTAMENTO che ci danneggerà, quello di evitare le situazioni, di ritrarsi dalle esperienze per paura e ciò alimenta il nostro stato di malessere. ECCO IL METODO....OCCORRE UNA RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA rielaborando i pensieri negativi riconducendoli in una prospettiva positiva. Occorre cambiare il PROPRIO DIALOGO INTERIORE. Un bel colpetto sulla spalla ed Una vocina che ci ricorda.... quanti successi hai raggiunto in passato? Se l'emozione di insicurezza viene accantonata ne verranno fuori COMPORTAMENTI più sfidanti. Insomma.... il limite che ci siamo posti nella testa se ne andrà a farsi benedire.
Faccio un esempio su un mio progetto avuto da anni nella testa: mettere su una casa vacanze nella casa in Costiera Amalfitana che un tempo era dei miei nonni. Ho studiato libri, manuali e guide del settore, ma quante volte le paure interiori di non esserne capace mi hanno frenato. Poi è arrivato il momento di provarci, del richiedere le autorizzazioni ed è successo di tutto. Domanda respinta dal comune, parametri della casa non idonei, addirittura mappe catastali sbagliate in quanto per un condono edilizio avevano invertito gli appartamenti del piano inferiore e superiore. Ho chiesto aiuto per trovare il tecnico giusto, ho passato giorni ad escogitare come procedere con le autorizzazioni e con i lavori perchè tutto fosse conforme.
Domanda accettata finalmente dopo mesi! E'arrivato il momento di allestire il tutto in modo conforme....ho fatto ritinteggiare interni ed esterni, ho acquistato tende, sedie, riallestito con pochi soldi ed idee prese in giro una camera da letto. Partivo le mattine presto dei miei fine settimana per raggiungere casa e controllare il tutto. Questo e tanto altro che fosse servito per realizzare il progetto nonostante a volte tante situazioni sembravano remarmi contro. Quando il progetto è andato in porto mi sono sentita più capace di osare. Oggi la struttura non la gestisco io ma mio fratello con mia cognata e da due anni ci sono passati turisti provenienti da mezzo mondo, lasciando recensioni molto positive per la bellezza del posto ma anche grazie alla loro speciale accoglienza. In questo progetto ci vedo un successo che mi ha resa maggiormente consapevole di essere capace di abbattere dei limiti solo mentali.
Trovate la struttura ricettiva Vistamare Amalfi in via Sopramare cercandola su Booking oppure per ricevere informazioni a questa mail siano.elena73@gmail.com
Inoltre di fronte casa mio cugino ha aperto con la moglie un home restaurant (amalfi_vecchi_a_vigna su Istagram) su una terrazza che dà sul porto di Amalfi affacciandosi su terrazzi pieni di limoni.
E mentre penso a tutte queste cose mi incammino nei vicoli dei quartieri spagnoli una domenica mattina per andare a trovare mia figlia che si è trasferita qui a Napoli per studiare psicologia (con tutti questi manuali che leggo avrà pur preso qualcosa da sua madre...eh eh!). Le parlerò di questa teoria sorprendente, penso, ed intanto le mie narici si riempiono di un profumo che impregna tutta l'aria...e si, le trattorie stanno preparando la loro mitica Genovese. E' un tipico sugo bianco popolare napoletano fatto con cipolle e pezzi di spezzatino di manzo, che avvolge generosamente degli ziti spezzati. Il sugo nell'assaggio si scioglie in bocca. Ed allora rientrando penso che lo proverò a rifare in un giorno di fine settimana, quando si ha il tempo di cucinare in maniera lenta come si faceve una volta. Ingredienti:
1 kg di cipolle dorate
800 gr. di spezzatino di manzo
un bicchiere di vino bianco
2 carote, sedano
olio EVO
sale q.b.
ziti spezzati
parmigiano Reggiano Procedimento: Prima di tutto si puliscono e tagliano le cipolle piangendo a dirotto per l'acido solfidrico altamente volatile che si sprigiona, anche se qui da noi si fa la battuta "non puoi vedere la suocera?". Si prepara un soffritto con cipolla e sedano che si fa soffriggere in olio EVO. Si aggiunge la carne tagliata a tocchetti e si fa rosolare su tutti i lati. Si sfuma il tutto con il vino e quando è completamente sfumato si aggiungono le cipolle. A fuoco lento e molto lentamente si farà cuocere il tutto. La cipolla rilascerà il suo brodo e pian piano si amalgherà con la carne che tenderà a sfilacciarsi. Si aggiusta di sale. Possono occorrere dalle 2 alle 3 ore e quando il sugo avrà una consistenza omogenea si potrà spegnere il fuoco. Quando si sarà pronti per il pranzo si cuocerà la pasta al dente.
La morte della Genovese è con gli ziti spezzati a mano ma ormai se ne trovano di già tagliati in commercio.
Si condisce la pasta con il sugo e ci spolvera con abbondante parmigiano reggiano grattugiato e se piace con un'aggiunta di pepe. E' il piatto consolatorio ideale per un fine settimana invernale dove la ricerca sono calore e coccole come fa il mio gatto tutto avvolto in questa calda coperta.
Ci penso spesso a quali limiti ho ritenuto invalicabili nel mio percorso di vita. Penso che probabilmente il mio carattere di base SFIDANTE ha fatto si che una volta arrivato il presunto limite ero già al passaggio della soluzione. "Problem solving" lo chiamano gli americani ed io lo adoro. Non so se sia un talento innato ma credo che sicuramente ci si può allenare nelle sfide quotidiane. Se mi accorgo che non riesco ad arrivare da A a B allora d'istinto penso che ci sarà sicuramente un percorso alternativo per raggiungerlo ugualmente. Ovviamente la caparbietà e la tenacia devono essere due ingredienti fontamentali. Funziona proprio così: penso al mio obiettivo e la mia mente elabora il percorso così da provarci....e se qualcosa non funziona per il verso giusto? Non ci si può lasciare abbattere dagli ostacoli non calcolati, OCCORRE STARE AL GIOCO. L'importante è tenerci veramente a ciò che si desidera ottenere. Con impegno e coraggio il risultato prima o poi arriva....ed alla fine ci si sente appagati e consapevoli di un altro traguardo raggiunto che fa innescare una grande AUTOSTIMA. La conseguenza? Si può puntare a progettare altro ed altro ancora senza paura.
Ora detto così sembra tutto semplice ma nel quotidiano diciamocela tutta, quando qualcosa non va secondo i nostri piani arrivano paure limitanti, pensieri paralizzanti che mirano alla nostra autostima. E quest'ultima,raggiunta briciola dopo briciola, è capace di sgretolarsi in un istante solo perchè una vocina nemica non ci fa credere più in noi stessi o dà la colpa a tutti gli eventi di un mondo avverso e contrario.
Io ci ho lavorato tanto su me stessa e continuo a farlo osservando le persone che mi circodano migliori di me o cercando letture che mi aprano la mente....è così mi è venuto in aiuto un libro che ho divorato in pochissimo e poi letto e riletto....parla della TEORIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE, una teoria che spiega come i nostri PENSIERI siano legati alle nostre EMOZIONI e di conseguenza ai nostri COMPORTAMENTI.
Il punto è captare i nostri PENSIERI DISTORTI E FUORVIANTI, capaci di farci percepire le situazioni in modo distorto ed irrazionale, giudicandoci duramente e danneggiando la nostra autostima. A tal punto vediamo tutto in negativo o addirittura cadiamo nel catastrofismo. Le NOSTRE EMOZIONI di paura, rabbia, autolesionismo possono prendere il sopravvento. Ne consegue il COMPORTAMENTO che ci danneggerà, quello di evitare le situazioni, di ritrarsi dalle esperienze per paura e ciò alimenta il nostro stato di malessere. ECCO IL METODO....OCCORRE UNA RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA rielaborando i pensieri negativi riconducendoli in una prospettiva positiva. Occorre cambiare il PROPRIO DIALOGO INTERIORE. Un bel colpetto sulla spalla ed Una vocina che ci ricorda.... quanti successi hai raggiunto in passato? Se l'emozione di insicurezza viene accantonata ne verranno fuori COMPORTAMENTI più sfidanti. Insomma.... il limite che ci siamo posti nella testa se ne andrà a farsi benedire.
Faccio un esempio su un mio progetto avuto da anni nella testa: mettere su una casa vacanze nella casa in Costiera Amalfitana che un tempo era dei miei nonni. Ho studiato libri, manuali e guide del settore, ma quante volte le paure interiori di non esserne capace mi hanno frenato. Poi è arrivato il momento di provarci, del richiedere le autorizzazioni ed è successo di tutto. Domanda respinta dal comune, parametri della casa non idonei, addirittura mappe catastali sbagliate in quanto per un condono edilizio avevano invertito gli appartamenti del piano inferiore e superiore. Ho chiesto aiuto per trovare il tecnico giusto, ho passato giorni ad escogitare come procedere con le autorizzazioni e con i lavori perchè tutto fosse conforme.
Domanda accettata finalmente dopo mesi! E'arrivato il momento di allestire il tutto in modo conforme....ho fatto ritinteggiare interni ed esterni, ho acquistato tende, sedie, riallestito con pochi soldi ed idee prese in giro una camera da letto. Partivo le mattine presto dei miei fine settimana per raggiungere casa e controllare il tutto. Questo e tanto altro che fosse servito per realizzare il progetto nonostante a volte tante situazioni sembravano remarmi contro. Quando il progetto è andato in porto mi sono sentita più capace di osare. Oggi la struttura non la gestisco io ma mio fratello con mia cognata e da due anni ci sono passati turisti provenienti da mezzo mondo, lasciando recensioni molto positive per la bellezza del posto ma anche grazie alla loro speciale accoglienza. In questo progetto ci vedo un successo che mi ha resa maggiormente consapevole di essere capace di abbattere dei limiti solo mentali.
Trovate la struttura ricettiva Vistamare Amalfi in via Sopramare cercandola su Booking oppure per ricevere informazioni a questa mail siano.elena73@gmail.com
Inoltre di fronte casa mio cugino ha aperto con la moglie un home restaurant (amalfi_vecchi_a_vigna su Istagram) su una terrazza che dà sul porto di Amalfi affacciandosi su terrazzi pieni di limoni.
E mentre penso a tutte queste cose mi incammino nei vicoli dei quartieri spagnoli una domenica mattina per andare a trovare mia figlia che si è trasferita qui a Napoli per studiare psicologia (con tutti questi manuali che leggo avrà pur preso qualcosa da sua madre...eh eh!). Le parlerò di questa teoria sorprendente, penso, ed intanto le mie narici si riempiono di un profumo che impregna tutta l'aria...e si, le trattorie stanno preparando la loro mitica Genovese. E' un tipico sugo bianco popolare napoletano fatto con cipolle e pezzi di spezzatino di manzo, che avvolge generosamente degli ziti spezzati. Il sugo nell'assaggio si scioglie in bocca. Ed allora rientrando penso che lo proverò a rifare in un giorno di fine settimana, quando si ha il tempo di cucinare in maniera lenta come si faceve una volta. Ingredienti:
1 kg di cipolle dorate
800 gr. di spezzatino di manzo
un bicchiere di vino bianco
2 carote, sedano
olio EVO
sale q.b.
ziti spezzati
parmigiano Reggiano Procedimento: Prima di tutto si puliscono e tagliano le cipolle piangendo a dirotto per l'acido solfidrico altamente volatile che si sprigiona, anche se qui da noi si fa la battuta "non puoi vedere la suocera?". Si prepara un soffritto con cipolla e sedano che si fa soffriggere in olio EVO. Si aggiunge la carne tagliata a tocchetti e si fa rosolare su tutti i lati. Si sfuma il tutto con il vino e quando è completamente sfumato si aggiungono le cipolle. A fuoco lento e molto lentamente si farà cuocere il tutto. La cipolla rilascerà il suo brodo e pian piano si amalgherà con la carne che tenderà a sfilacciarsi. Si aggiusta di sale. Possono occorrere dalle 2 alle 3 ore e quando il sugo avrà una consistenza omogenea si potrà spegnere il fuoco. Quando si sarà pronti per il pranzo si cuocerà la pasta al dente.
La morte della Genovese è con gli ziti spezzati a mano ma ormai se ne trovano di già tagliati in commercio.
Si condisce la pasta con il sugo e ci spolvera con abbondante parmigiano reggiano grattugiato e se piace con un'aggiunta di pepe. E' il piatto consolatorio ideale per un fine settimana invernale dove la ricerca sono calore e coccole come fa il mio gatto tutto avvolto in questa calda coperta.
lunedì 12 gennaio 2026
Totani imbottiti…….è tempo di incontri e convivialità!
Abbiamo tutti nel cassetto di casa dei fogli stropicciati, ingialliti e consunti che presi e riposti più volte negli anni hanno il valore delle vecchie pergamene dei pirati che navigavano i mari in lungo e largo su galeoni maestosi alla ricerca del tesoro nascosto dell'isola.....che non c'è.
Sto parlando delle ricette tramandate dai nonni, quelle che loro non erano abituati a scrivere perchè se l'erano impresse nella mente sin da piccoli quando con cucchiai e bicchieri, o addirittura a naso, avevano imparato a regolarsi affinchè ogni ricetta venisse "come si fa in famiglia". Prima non c'erano libri stampati e colorati, o blog strepitosi dove tutto si può imparare, o social dove con un video ben articolato e veloce ci si improvvisa tutti chef per un giorno. Prima c'erano le tradizioni verbali, la gavetta fatta di ore passate accanto ai nonni a guardare, con occhi ancora appannati dal sonno per le levatacce notturne, le loro movenze ed i loro rituali. Perchè la famiglia, solitamente molto numerosa, godesse nel giorno delle feste dei "piatti tradizione" di casa.
Poi arrivava il momento generoso in cui il loro pensiero era: " Ti lascio qualcosa che valga". E quando ritenevano che si era finalmente pronti e consapevoli per ereditare un prezioso ricordo, decidevano di scrivere con grafia tremante, avendo a stento potuto finire le scuole elementari, su un foglio di quaderno od agenda strappato, la loro ricetta. Sempre imprecisa, sempre da interpretare, perchè la farina non aveva mai l'acqua corrispondente essendo versata ad occhio, lo zucchero era a cucchiaiate, un impasto era della consistenza giusta del buon senso.
Ma aver ottenuto quel pezzettino di carta era una conquista, un pezzo di eredità ricevuta in tempo prima che andasse perduta. E che dopo anni era diventata il salto temporale in quel sereno tempo passato. Oggi resta chiuso in un quaderno collezione di più ricette rubacchiate qua e là, e nel riprenderlo si ha la sensazione di avere tra le mani una vera e propria reliquia.
Ne ho tanti di fogliettini conservati; quelli delle mie nonne e zia per i calzoncelli di Natale, della pastiera napoletana, degli struffoli, le zeppole, le chiacchiere, le cartellate.....e poi quelle del versante costiero dove si cucinavano spesso cose salate come le crepes con la besciamelle tutta fatta in casa o del calamaro imbottito.
E la ricetta del calamaro è stata ripescata dopo essere tornati, la sera del 23 dicembre, dal mercato notturno di Porta Nolano di Napoli. In una sera piovosa e fredda non pensavamo che la tradizione avesse retto. Al contrario tante persone si erano riversate per le strade ciottolose di questi vicoli alla ricerca di pesce buono per la vigilia. I venditori, avvolti nei loro caldi giacconi con cappuccio e stivaloni alti fino al ginocchio erano pronti a servire i passanti con molluschi, ostriche, vorgole, cannolicchi, pesce da zuppa, alici, fritture di paranza a chiunque lo volesse. Nonostante la pioggia i clienti erano in religiosa fila, in attesa del proprio turno. Quando è toccato a noi abbiamo comprato i totani, un'ombrina da fare al forno e tante buone ostriche ben augurali.
I totani, con il loro classico colore grigiastro che diventa rosso in cottura, sulla tavola delle feste in Costiera Amalfitana non mancava mai; o che li avesse pescati mio nonno con le totanare ai bordi della sua pilotina, o che li avessimo acquistati in pescheria, era un tipico pesce del nostro mare.
La nonna li faceva ripieni con pane raffermo, uova, acciughe e capperi. I tentacoli invece, che molti sminuzzano e mettono nell'impasto, venivano lasciati cuocere nel sugo al pomodoro di cottura per guarnire un buon piatto di spaghetti al dente. Era il classico pranzo completo fatto di primo e secondo in una sola cottura, un'usanza molto frequente qui da noi.
Ingredienti per 1 kg di totani cotti in sugo di pomodoto (una scatola di pelati passata al mix):
mollica di pane raffermo,
2 uova,
una manciata di pangrattato,
aglio sminuzzato,
prezzemolo,
acciughe in pezzi,
capperi dissalati,
Preparazione: I totani vanno puliti ed il corpo viene farcito con l'impasto fatto degli ingredienti sopra elencati. Chiusi con uno stuzzicadente vengono fatti soffriggere, assieme ai tentacoli staccati dal corpo, in olio bollente ed aglio. Vanno rigirati finchè non assumano il proprio caratteristico colore rosso. Si aggiunge la passata di pomodoro, si aggiusta di sale e si fanno cuocere a fuoco lento finche' la forchetta non entri nel tentacolo (generalmente una mezz'oretta).
Vanno serviti tagliati a rondelle con sughetto e tentacoli. Se avanzano tentacoli e sugo sono speciali come condimento ad un buon piatto di spaghetti o linguine.
La vigilia di Natale come il resto delle feste son passate accompagnate da cene e pranzi e tombolate in compagnia di chi abbia avuto voglia e tempo di unirsi a noi. E' stata una rincorsa a regalini e piccole attenzioni fino all'ultimo momento, indipendetemente dal valore monetario che non ha il vero senso del dono, ma con il significato autentico di dire " ci sei per me, ti ho pensato".
Le ragazze sono state innovative nel preparare i loro antipasti, entrè per portate a seguire più tradizionali. Queste sono le feste, un susseguirsi di momenti di convivialità che non per mancanza di voglia ma di tempo non è possibile ripetere nel resto dell'anno. Una giusta ricarica per ripartire con studio, lavoro e quant'altro caratterizza le nostre quotidianità.
Vi lascio con la foto di Ruby che sonnecchia nella sua cuccetta ai piedi del luminoso albero di Natale.
sabato 13 dicembre 2025
Rifaccio capolino nel mio tempo “Perfetto” e vi offro un liquore di melograno!!
Che strana sensazione...riaprire il mio blog e ritrovare tutto intatto ma cristallizzato a circa quattro anni fa. Se con la mente ed il cuore non mi sono mai staccata da questo posticino tutto mio, poi nella pratica non ci ho più speso parte del tempo nel prendermene cura.
La vita è andata avanti piena di impegni, progetti, sfide.
Le mie ragazze son cresciute travolgendomi con i loro ritmi del cambiamento, le loro nuove esperienze ed il loro staccarsi fisiologicamente dal nido per assaporare il brivido del decidere e fare da sè. E la mia family si è allargata proprio come piace a me con Alessia, Giovanni e Ruby (il nostro gatto) che accompagnano Laura, Elvira e Cookie (il nostro cagnolino) in questo pezzo di vita.
Il mio lavoro è diventato più consapevole e sempre più sfidante ma con metodiche ormai acquisite che rendono ciò che è nuovo un obiettivo e non un problema.
Sogni da realizzare ancora tanti ma con la maturità di puntare passo dopo passo a quelli più raggiungibili. I viaggi sono fra questi! Un anno più che ghiotto è stato questo: Venezia, Cophenaghen, Dublino e la Sardegna...posso chiudere l'anno con un bilancio positivo di esperienze che mi fanno capire quanto sia stata graziata dalla fortuna.
Un cenno a Venezia che mi ha letteralmente conquista nel pieno del suo famoso Carnevale. Il tema del 2025 è stato Casanova e vedere la sua vita rappresentata da artisti esibirsi su gondole di notte nello specchio lagunare Veneziano di fronte all'Arsenale tra musica, balli, giochi di luci ed acqua è stata un'esperienza unica.
Poi su un taxi acquatico abbiamo attraversato i canali verso un antico palazzo veneziano in cui abbiamo rivissuto le serate in maschera di un tempo lontano con giochi d'azzardo e monete antiche tintinnanti.
Vi racconto solo questo per ora anche se so che sui viaggi ci ritornerò spesso....perchè i viaggi sono esperienze, momenti che restano nel cuore tutta la vita e con un salto mente-spazio-temporale ci si può ritornare ogni qualvolta ci si voglia.
Ora siamo nel periodo che io chiamo "PERFETTO". I più cinici non ci vedono nulla di perfetto nelle feste di Natale ma per me sono da sempre un momento magico e luccicoso, fatto anche di bilanci per capire quanto di buono c'è stato e cosa fare perchè ci sia un buon nuovo INIZIO.
Mi è venuto in aiuto, per la ricerca di tempi lenti ed autentici, la passeggiata fatta con Alberto a trovare un suo amico nel borgo Campano, ai piedi di un monte Matese dalla punta già innevata, che si inerpica in su tra scale e viottoli ciottolosi: Cusano Mutri. Terra di funghi e di tartufi, ne abbiamo acquistati di buonissimi entrando nella drogheria del paese, Un angolo goloso è "Sapori dell'arte", stracolmo di cose buone e capace di rapirti lo sguardo da ogni punto tu lo guardi: cesti in vimini da poter riempire con miele, formaggi particolari, insaccati, salse al tartufo e di ogni genere ed anche tanti oggettini artigianali in legno, uncinetto e stoffa.
Poi ho conosciuto Raffaele.
Lui che collabora come chef nelle fiere internazionali della Regione Campania per portare la nostra cucina nel mondo, gestisce la pizzeria "Millenium" nel suo paesino di origine. Mettendoci la passione per il suo territorio matchata all'innovazione arricchita dai viaggi nelle altre regioni e nel mondo ci ama scoprire nuove materie prime e sapori nati da mille generose condivisioni con i suoi colleghi. E' un pizzaiolo che studia miscele di grani, metodiche di impasto e crescita, materie prime particolari per farcire le pizze.
Quando siamo arrivati ci ha fatto sedere dinanzi al boccale di un fresco vino bianco "NON FILTRATO" ed un tagliere di salumi in parte autoctoni ed in parte provenienti da Regioni limitrofe come un lardo di colonnata del Molise che si scioglieva sul palato. Ci ha raccontato dei suoi impasti, ha sfornato del buon pane caldo, croccante e con tanti alveoli formatisi in lievitazione. Come si faceva una volta lui sfrutta il forno che accende per le pizze in tutte le sue potenzialità. Tutta la notte ci aveva cotto dei fagioli diventati poi una squisita zuppa con le castagne. Nel mentre roteava dei taglieri di stagnola in cui ci aveva messi a seccare dei pezzi di mela con l'idea che di li a poco ci avrebbe preparato dei panettoni. E vogliamo poi parlare del sublime ed armonioso liquore rosso rubino fatto dalla sua mamma con i chicchi di melograno? Come non potevo farmi dare la ricetta per portarmi qualcosa di buono via con me.
E così l'ho fatto anche io:
Ingredienti:
5 melograni
500 ml di alcool puro
500ml di acqua
500 ml di zucchero
Preparazione:
Si sgranano i melograni ricavandone i chicci e si mettono in infusione nell'alcool in un contenitore ermetico per 10 giorni circa avendo cura di agitarne il contenuto ogni giorno. Pian piano l'alcool assumerà il colore rosso dei chicchi. Passato questo tempo si prepara uno sciroppo facendo bollire acqua con lo zucchero e si aspetta che raffreddi completamente. Ci si versa dentro l'alcool filtrato dai chicchi e si travasa in una bottiglia. Passati ulteriori 10 giorni questo liquore sarà pronto.
Ti lascio con questo bicchierino da assaporare in compagnia di chi desideri. Il suo colore rosso ed il dolce sapore sarà in tema per accompagnare le chiacchierate e risate di queste feste in arrivo.
domenica 7 novembre 2021
Crostata con mele e confettura d'uva....mi si stringe il cuore!
Il cuore, rosso rubino e bombato, con il suo ticchettio cadenza le ore ed è sempre all'unisono con i miei stati d'animo...batte lentamente quando sono in fase relax....forte quando mi emoziono, all'impazzata quando mi agito, fa su e giù tra euforia e momenti di malinconia.
Qual'è il mio ticchettio preferito? Lo so...è quando riesco ad emozionarmi, e credetemi che non è poi così facile e scontato riuscirci. Perchè succeda serve la giusta predisposizione, un animo aperto a tutto ciò che ci circonda, la capacità di scorgere le sfumature più invisibili e saper vedere anche nelle cose quotidianamente sotto i nostri occhi qualcosa di diverso. Non è semplice...è proprio vero che ai bambini riesce meglio perchè i loro pensieri sono meno impegnati in mille cose ed il tempo è illimitato.
Mi viene in aiuto il cambiar delle stagioni e tutte quelle feste che si portano dietro. E' appena passato il tempo di Halloween che proprio come festa celtica mi piace tanto. Mi mette allegria perchè mi ricorda le notti passate ad Edimburgo a camminare per i cimiteri, mentre una leggera pioggerellina ci faceva compagnia, ascoltando la guida che con una lampada accesa tra le mani ci raccontava storie di spiriti e fantasmi. Non è un modo come un altro per esorcizzare la morte ed il mondo dell'aldilà? In casa mi piace far comparire zucche e lampade, giochi di luci ed ombre che si riflettono sulle pareti. Le ragazze recuperano i loro cappelli da strega e cornicelle illuminate di rosso da diavoletto per divertirsi un pò mentre alla porta ancora qualche bambino del palazzo bussa per ricevere qualcosa al detto "Dolcetto o scherzetto?".
Mi piace ogni anno non prendermi troppo sul serio nonostante l'età che avanza e ditemi un pò, chi è questo viso da diavoletto?...eh eh...
Intanto tutti i filari di vite che scorgo lunga la strada mentre mi addentro nel Beneventano per lavoro stanno virando al giallo, arancio, rosso quando ormai ci hanno già regalato chicchi d'uva per il buon vino che accompagnerà pranzi, serate conviviali di migliaia di persone per tutto l'anno. Un grappolo ricco mi è stato regalato ed ho deciso di trasformarlo in confettura..non mi ero mai cimentata per il dubbio di come si sarebbe addensato un composto quasi liquido ma il risultato è stato straordinario...
E' bastato bollire l'uva per 15 minuti e un giro nel passaverdure per eliminare bucce e semi. Con aggiunta di zucchero e limone nella macchina del pane per due cicli completi e la composta è riuscita.
Di lì l'idea di farci una crostata con confettura d'uva e mele provando la frolla all'olio...un risultato incredibile che mi ha regalato un'alternativa a quando il burro non è nel frigo.
Ingredienti: 300gr. di farina 00, 2 uova, 70 ml. di olio di semi, 100 gr. di zucchero, 1 buccia di limone grattugiato o mezzo bicchierino di limoncello, un cucchiaino di lievito pandegliangeli, confettura di uva e 2 mele.
Procedimento: Mescolare il lievito alla farina ed allo zucchero, poi aggiungere l'olio, le uova ed il limone grattuggiato. Ottenere un panetto in frigo per mezz'ora dopodichè con l'aiuto della farina tirare la sfoglia e rivestire una teglia di 20 cm (cosicchè la crostata venga alta simil torta) lasciando da parte il composto per le striscie. Bucherellare il fondo della sfoglia, spalmare la confettura d'uva e coprire con le mele a pezzetti irrorate di limone. Chiudere la crostata con le striscie ed infornarle in forno preriscaldato a 170 gradi per 40 minuti circa. Sfornare e quando è fredda si può cospargerne la fettina con lo zucchero a velo se piace.
Ed è qui che il mio cuore fa un sobbalzo....diciamo che a mangiarla accompagnata con un tè caldo in un buio pomeriggio di autunno proprio MI SI STRINGE IL CUORE!!!!! Ne prendo una fetta adagiata sul piattino e con la forchetta ne rompo il primo pezzetto...una mela quasi caramellata si è avvolta di confettura e regala al palato tutti i sapori delle campagne d'autunno, quando ti ci perdi lungo i sentieri a passeggiare lentamente.
L'angolo delle idee:
Sempre in tema pre-natalizio ho pensato ad una stella celeste per la mia lampada ikea.
L'immagine scelta:
La casa deve cominciare a colorarsi di Natale pian piano...lentamente...perchè diventi un posto magico non all'improvviso quando è il momento dell'addobbo ma come un processo naturale....
Ed allora nuovi dolci folletti attendono le persone all'entrata per augurare buone feste in arrivo.
Vi auguro un buon Novembre, mese di transizione ma che mi mette il buonumore perchè già il pensiero di preparare piccoli doni per sotto l'albero lo rende speciale. E facciamoci rapire dalle sfumature capaci di far battere il nostro cuore....
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